Come si calcolano gli interessi del conto corrente?

IN SINTESI – Per calcolare gli interessi di un conto occorre conoscere il tasso netto e il periodo minimo di capitalizzazione. Infine non bisogna dimenticare di considerare eventuali costi fissi e variabili da sottrarre ai rendimenti generati.

Perché calcolare gli interessi attivi di un conto?

Siamo in banca, intenzionati ad aprire un nuovo conto corrente, o magari lo stiamo cercando su internet tra le mille proposte di conto corrente online. Nomi e sigle a parte è una la cosa che più ci interessa conoscere sin da subito, specie se sul conto andranno a confluire risparmi importanti è il tasso di interesse netto attivo del conto stesso.

Quest’ultima frase ci apre le porte su un aspetto spesso poco conosciuto dei conti che è quello relativo alla attività e passività dei conti correnti stessi su cui è bene chiarirsi. I tassi del conto corrente si dicono attivi quando concorrono alla generazione di un guadagno a favore del correntista, mentre sono passivi quando invece determinano una spesa a suo carico.

I conti correnti remunerati sono quelli che hanno un tasso di interesse attivo “netto” (ovvero al netto di tasse e spese) superiore allo 0%. Anche quest’ultima chiarificazione è importante visto che esistono sul mercato proposte di conto a zero spese e zero interessi.

Attraverso una conoscenza preliminare dettagliata dei tassi di interessi attivi netti potremo sapere quale sarà il guadagno che potremo trarre, di lì ad un anno solitamente, a partire dalle cifre depositate sul nostro conto.

Conti che offrono interessi attivi

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Come si effettua il calcolo?

Il calcolo dei rendimenti di un conto corrente è molto semplice. Per farlo dobbiamo però partire da due informazioni importanti che devono necessariamente essere in nostro possesso; uno è il suddetto tasso di interesse attivo netto, e l’altro è il periodo minimo di capitalizzazione entro il quale tale tasso da effettivamente i suoi frutti.

Per capire meglio di cosa stiamo parlando può essere utile fare riferimento ad un esempio semplice: consideriamo il caso di un conto corrente che offra una redditività lorda del 3% e netta del 2.5% per le cifre con una giacenza minima di 12 mesi.

E supponiamo, inoltre, che tale giacenza sia in media di 10 mila euro per tutta la durata del periodo di capitalizzazione. Stando a queste condizioni, quello che dobbiamo aspettarci è che alla fine dell’anno il nostro conto avrà generato un totale di interessi “lordi” del 3% ovvero, rispetto ai 10 mila euro iniziali, circa 300 euro. Questo significa che troveremo sul nostro conto 10.300 euro? No, perché come anticipato quella del 3% è la percentuale di rendimento lorda. Il nostro guadagno reale sarà invece di soli 250 euro che corrispondono al 2.5% di 10 mila euro.

Non dimenticate di valutare i costi!

In realtà, anche quando il tasso di interesse attivo netto è del 2.5% non è detto che effettivamente gli interessi erogati sul conto a fine periodo corrisponderanno esattamente a 250 euro. Perché? Perché quando si considera un conto corrente e la sua capacità di creare reddito non dobbiamo solo considerare gli interessi attivi. Sarebbe bello farlo ma in realtà dovremo tenere da conto altre sfaccettature meno piacevoli quali le spese.

Va detto che, per fortuna, non tutti i conti correnti prevedono delle spese; ad esempio molti dei conti online oggi disponibili sul mercato vengono proposti già a spese azzerate. Quando però tra tasse e bolli il bilancio finale delle spese non è zero allora dovremo necessariamente considerare quest’ultimo fattore nel calcolo complessivo della redditività del conto.

In generale potremmo applicare questa semplice formula matematica per riassumere il guadagno effettivo (o al contrario la perdita) a fine anno che è la seguente: moltiplichiamo la giacenza annuale per il tasso di interesse netto attivo (ad esempio se il tasso è del 2.5% dovremo moltiplicare la giacenza per 0,025) e sottraiamo al risultato il totale delle spese. Se la differenza è ancora superiore a zero allora il conto sarà stato davvero remunerativo, al contrario sarà da considerare in perdita.

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